1963

Per il Teatro
Municipale di Modena Fo realizza un adattamento e la regiade "Gli amici
della battoneria", una commedia di Marcel Achard (riadattamento
di Fo dal testo originale francese) con la Compagnia autonoma Ditta: Elena Cotta e Carlo Alighiero. Partecipano alla commedia anche Pia Rame e Gigi Pistilli.
La commedia verrà presentata in 14 piazze con 32 repliche registrando
un incasso lordo di L. 92.620.083

Dal 6
settembreMilano – Al Teatro Odeon va in scena la nuova commedia scritta da
Fo durante l’estate: "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe".
Questa opera satirica è frutto di ricerche documentate
sulla grande impresa di Cristoforo Colombo, sulle difficoltà incontrate
nell’allestimento della spedizione e sui compromessi, sulle scaltrezze messe in
atto dallo scopritore e di contro dalla corte di Spagna, dai consiglieri
regali, spesso legati al mondo clericale locale e romano

Si tratta
dell'inizio di una vasta inchiesta storico-politica che si estenderà per lunghi
anni sulla storia e sui "dogmi" della cultura dominante e le relative
lotte dei sottomessi nel tentativo di arginare la costante sopraffazione del
potere. Lo spettacolo, fortemente demistificatore della "storia
scolastica" e della retorica militarista e patriottica, viene duramente
contestato da destra; durante la tournée Dario e Franca, a Roma, vengono
aggrediti, all'uscita del Teatro Valle, da un gruppo di fascisti, e in altre
città - come azione di disturbo – arrivano telefonate durante gli spettacoli
che annunciano l’imminente scoppio di una bomba. Solo la presenza di
gruppi di operai, studenti e militanti della sinistra garantisce che le
rappresentazioni continuino.
Helsinki (Finlandia) viene messo in scena "Chi
ruba un piede è fortunato in amore" dalla Compagnia del Lilla Theater con la regia di
Fo, direttrice dell’equipe Vivica Bandler.
1964
4
settembre - Milano -Teatro Odeon: "Settimo:
ruba un po’ meno!"
Scritto
per Franca, con tanto di dedica nel frontespizio, che ne è la protagonista nel
ruolo di una becchina un po' stramba che per un equivoco paradossale sogna di
poter vestire i panni una prostituta.
E'
uno spettacolo fortemente provocatorio e carico di una satira graffiante che
anticipa, con una denuncia minuziosa, la corruzione italiana, trent'anni prima
della rivoluzione di "Mani Pulite".
1965
Dopo soli tre mesi (il tempo di scrivere una nuova commedia) la
compagnia debutta sempre al Teatro Odeon di Milano con: "La colpa è sempre del diavolo".
Commedia ambientata nella Milano medioevale dei Visconti, con scene
truculente di ammazzamenti contrappuntate da Sabba, con diavoli, nani diabolici
e streghe. E’ la storia di una cialtrona, imbrogliona e fattucchiera di nome
Amalassunta che finge di essere una strega per sbarcare il lunario e compie
raggiri e estorsioni ai danni di contadini. Quando Amalassunta viene processata
per stregoneria, per salvarsi sarà costretta a farsi indemoniare del famoso
satanasso nano, Brancaleone che conquista il diritto di alloggiare nel suo
corpo.
Dati sulla tournèe: toccate ben 41 città d’Italia; 60
milioni di incasso con un’affluenza di circa 42.000 spettatori.


1966
Fo realizza una regia al Teatro Municipale di Modena
"Gli amici della battoneria" di Marcel Achard
(riadattamento di Fo dal francese) per la Compagnia Cornica Elena Cotta e Carlo Alighiero. Prima nazionale: 25 gennaio.
Prima pubblicazione delle opere di Dario Fo della Casa Editrice
Einaudi. Il volume dal titolo “Le commedie di Dario Fo” comprende le seguenti
commedie: "Gli arcangeli non giocano a flipper","Aveva due pistole con gli occhi bianchi
e neri", "Chi ruba un piede è fortunato in amore", "Isabella,
tre caravelle e un cacciaballe", "Settimo: ruba un pò meno", "La
colpa è sempre del diavolo".
La nota introduttiva è stata
curata dal critico teatrale Franco
Quadri.
Per Franca anno sabbatico: terminata la turnée di “La colpa…” sospende
l’attività di attrice per poter seguire Jacopo e le nipotine Gaia ed Enrica,
che vivono con lei e Dario, nel passaggio dalla V elementare alla prima media.
Tutti promossi.
La Compagnia teatrale Rajko Radojkovic mette in scena “Settimo:
ruba un po’ meno” in Slovenia.

Nanni Ricordi, forma una compagnia di cantori popolari e Dario dirige
l’allestimento, oltre che le scene e i costumi.
Il 26 aprile a Milano, al Teatro Manzoni; in prima nazionale, va in
scena “Ci ragiono e canto” (n° 1”).
Lo spettacolo presenta canzoni ispirate alla tradizione popolare, in
collaborazione con il Nuovo Canzoniere Italiano, su materiali raccolti e curati
da Gianni Bosio, rielaborati da Fo e da Giovanna Marini. Gli interpreti(operai,
studenti e quattro contadini sardi, "I Galletti di Gallura"), oltre
che nel canto, si esibiscono in pantomime e azioni sceniche che sostengono il
racconto musicale.
Grande successo e tournée (debutto a Torino il 16 aprile).
1967
15 settembre - Milano - Teatro Manzoni: "La
Signora è da buttare!"
Commedia musicale, feroce satira grottesca ambientata in un grande
circo equestre dove si racconta la storia degli Stati Uniti, con guerre, stragi
di mafia e ammazzamenti di Presidenti, giocato da clown, acrobati, domatori,
donne cannone, danzato con il sostegno di un’orchestra in scena, cantante Oscar
Prudenti. Nella commedia, insieme all’equipe di Franca e Dario, recita
un’autentica compagnia di clown, i famosi “Colombaioni”.

A Siena Dario Fo, alla fine dello spettacolo viene caricato su una
camionetta della polizia e portato in questura per non aver rispettato i tagli
di censura. Tutto il pubblico presente in sala, circa mille persone si porta,
con Franca, sotto il comando di polizia: dopo due ore, Dario sarà rilasciato.
Tournée.
1968
Terminata la tournée in Italia, la Compagnia Fo-Rame porta “La
signora è da buttare” a Stoccolma (Svezia) e il 24 agosto
a Bruxelles al Theatre National du Belgique durante il Festival del Teatro
Nazionale di Spa.
La commedia viene inoltre messa in scena in
Danimarca ,l`8 e il 9 maggio, dalla Compagnia Fo Rame al Teatro "Det
Kongelige" di Copenhagen .
Dopo l'invasione russa della Cecoslovacchia, Dario Fo, in solidarietà
con la popolazione, rifiuta di concedere l'autorizzazione a rappresentare i
suoi testi a Praga e nell’intera nazione.
Blocca inoltre la messa in scena de "
La Signora è da buttare!" e altre sue opere teatrali in Unione Sovietica per
le manipolazioni censorie inaccettabili, proposte dai dirigenti culturali
sovietici. (!!)
Durante l’estate, sulla spinta degli avvenimenti politici di quegli
anni, Dario e Franca sciolgono la loro compagnia e fondano, con il giovane gruppo
teatrale “Il teatro D’ottobre”, l'Associazione Nuova Scena, composta da oltre
quaranta giovani tra attrici, attori e tecnici; un Collettivo teatrale
indipendente, articolato all’inizio in due gruppi (che in seguito diventeranno
tre), che gira l'Italia recitando, soprattutto di fronte ad un pubblico
popolare e operaio, in locali alternativi al circuito teatrale ufficiale, come
Case del popolo, palazzetti dello sport, cinema, bocciodromi, piazze.
L’esigenza più sentita era quella di coinvolgere una gran parte di
persone che normalmente non si avvicinava al teatro, spesso per la semplice
ragione che in quelle sale di spettacolo si sentiva estranea poiché era uno
spazio creato da una classe a cui non apparteneva.
“Nuova Scena” propose perciò un’alternativa: dal momento che era
difficile per quella popolazione andare a teatro, la soluzione ottimale era che
il teatro andasse da loro. L’unica era farsi itineranti e recarsi ad allestire
spettacoli negli ambienti da loro stessi creati, come appunto le case del
popolo, i bocciodromi e le cosiddette balere.
Ancora più importante era cambiare l’idea di committenza: fino ad
allora il pubblico che frequentava i teatri era di estrazione piccolo-medio
borghese, quindi il linguaggio e i temi che l’autore doveva proporre
rispecchiavano gusti, consuetudini e problemi di quel mondo. La nuova compagnia
di attori itineranti doveva al contrario mettere in scena temi che trattassero
della vita di operai, contadini e di quegli studenti che da questa classe
provenivano o avevano deciso di sostenere. Loro erano i nuovi committenti: il
pubblico voleva sentir parlare della propria storia, dei propri problemi
ridendone magari e prendendone coscienza.
Per riuscire nell'impresa vengono ideati palcoscenici adattabili ad
ogni spazio e smontabili, su progetto di Fo.
I due capocomici mettono anche a disposizione del collettivo tutto il
loro materiale messo insieme in venti anni di lavoro: costumi, luce e fonica.
25 ottobre - Nuova Scena debutta alla Casa del popolo di San Egidio (Cesena)
con "Grande pantomima per pupazzi piccoli e medi".

La commedia traccia, attraverso numerosi marchingegni
montati su una semplice pedana di legno e ferro di stampo elisabettiano di
invenzione di Fo, la storia d’Italia attraverso le sue mille avventure e
soprattutto disavventure dal periodo della monarchia, del successivo
referendum, fino ai giorni nostri, seguendo tutti i molteplici rapporti che il
nostro paese ha avuto con la politica, la televisione… (dalla rivista “Il Cinematografo”)
Lo spettacolo verrà portato anche alla Camera del lavoro di Milano e in
tournée.
Milano - Teatro Odeon. Debutto con grande successo di Enzo Jannacci con
"22 Canzoni"; testi e musiche di Jannacci e Fo, che cura anche
la regia.
1969
Maggio
- “Ci ragiono e canto” viene messo in scena nel cortile della
”Torcitura”, una fabbrica di Borgomanero a sostegno delle maestranze .
Il successo cresceva al punto che “Nuova scena” decide di formare un terzo gruppo
di cui Franca Rame si accollerà il compito direttivo oltre quello di prima
attrice.


5 Novembre -Teatro
della Gioventù, Genova: Franca, con la sua compagnia va in scena con due nuove
commedie di Fo: "L'operaio conosce 300 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone" e sotto il titolo
"Legami pure, tanto spacco tutto lo stesso!" (due atti unici: "Il telaio"
e "Il funerale del padrone").

A causa delle critiche che queste opere teatrali muovono allo
Stalinismo e alle posizioni socialdemocratiche del Pci, la tournée viene
pesantemente criticata e sabotata dal vertice del Partito comunista. Decine di
rappresentazioni vengono annullate.
E' un momento molto duro.
A Franca viene negata La Camera del Lavoro di Milano dove avrebbe
dovuto debuttare. Indignata riconsegna a Enrico Berlinguer, segretario del PCI,
la sua tessera (Dario non si è mai iscritto).
La compagnia, senza perdere tempo, né scoraggiarsi, 2 giorni dopo la
cacciata dalla Camera del lavoro trova ospitalità al "Circo Medini",
un vero chapiteaux per spettacoli equestri con tigri, leoni ed elefanti,
per fortuna chiusi nelle gabbie. Luogo insolito per uno spettacolo di prosa.
Il Collettivo continua a portare i suoi spettacoli in torno
per l’Italia, con enorme adesione di pubblico.
In quel periodo il secondo gruppo mette in scena “MTM:
Metodi, Tempi, Moduli”, una satira didattica sul nuovo sfruttamento in fabbrica.
Nel secondo anno di attività a Milano, Nuova Scena non trova spazi
teatrali dove agire. Affitta quindi una vecchia fabbrica in disuso nei pressi
di Porta Romana tramutandola in un centro teatrale, che diventerà sede stabile
del Collettivo: "Il Capannone di Via Colletta". Questo spazio viene
gestito dal collettivo teatrale e dal Circolo la Comune, un numerosissimo gruppo di associati, lavoratori e studenti, intellettuali,
che offrono un importante apporto creativo e organizzativo.

Durante l’estate
Dario Fo intanto approfondisce la sua ricerca sui Vangeli apocrifi, nasce così
“Mistero buffo”. Sperimenta la “giullarata” con letture in Case del
Popolo e Università prima del debutto vero e proprio che sarà il I° ottobre a La Spezia al Teatro Ariston.
Quest’opera si inserisce nel dibattito vivo in quel tempo fra gli
studiosi di cultura e tradizioni popolari. Con questa giullarata si vuol
dimostrare che è falsa la tesi secondo cui le classi sottomesse non posseggono
una propria autonomia creativa, ma che si ispirano imitandole alle opere della
classe dominante.
È una vera e propria lezione di storia della letteratura,
che parte dalla contestazione delle antologie scolastiche, soffermandosi in
particolare su "Rosa fresca e aulentissima", uno dei primi testi
poetici presentato e commentato da dotti "Soloni" delle università
come opera di trovatori eruditi. Nella lezione-spettacolo si sottolinea in
particolare la preoccupazione, alle volte spasmodica, di presentare questi
contrasti mascherando e censurando ogni gioco scurrile o allusione di satira
politica che immancabilmente affiora dalle giullarate.
Dario Fo tenta di ricostruire il linguaggio e la ritmica dei giullari
medioevali e recita i loro monologhi rendendoli però accessibili al grande
pubblico.
Il successo è incredibile: si replica addirittura nelle arene e nei
palazzetti dello sport con migliaia di spettatori. È lo spettacolo che più di
ogni altro lo renderà famoso nel mondo (oltre 5000 repliche).